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La Regione Siciliana ha dato in concessione al Museo del Papiro i locali dell’ex convento di Sant’Agostino comprese le vie di fuga e il transito ai disabili.

Dopo le dichiarazioni della Galleria di Palazzo Bellomo, il Museo del Papiro intraprende azioni per il rispetto dei propri diritti e per tutelare la propria dignità morale ed intellettuale.

Non cerco la polemica, che non fa parte della mia personalità, ma dopo le recenti dichiarazioni della direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo ho avvertito come mia precisa responsabilità di direttore del Museo del Papiro la necessità di ribadire la questione.
Non ricorderò, qui, la lunga vicenda che riguarda la destinazione e il restauro dell’ex convento di Sant’Agostino, per la quale rimando al nostro sito www.museodelpapiro.it, ma non posso tacere su alcune inaccettabili dichiarazioni, tendenti a danneggiare l’immagine del Museo del Papiro e del suo fondatore Corrado Basile. Annuncio sin d’ora che siamo venuti alla determinazione di rendere pubblica tutta la documentazione raccolta in questi lunghi anni, relativa all’ex convento di Sant’Agostino, a futura memoria e a conferma della veridicità dei fatti esposti dal Museo del Papiro.
Tralascio per il momento una serie di considerazioni che saranno trattate successivamente per porre subito l’attenzione su quanto affermato dalla direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo riguardo alla consegna delle chiavi al Museo del Papiro “per accedere in ogni momento alla struttura e per raggiungere agevolmente l’ascensore” ed anche quando si riferisce a “non meglio identificate difficoltà di accesso, per ottenere cose che ha già”. Queste affermazioni, palesemente ispirate per screditare il Museo del Papiro, non rispondono alla realtà. La direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo sa bene che avere le chiavi non vuol significare poter accedere in ogni momento alla struttura e lo prova il fatto che – cito solo il caso più recente – la direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo ha comunicato al Museo del Papiro, appena pochi giorni fa e dopo le dichiarazioni apparse sulla stampa, “qualora avesse necessità di accedere alla struttura e raggiungere il vano ascensore per permettere l’accesso a gruppi scolastici con disabili, a voler comunicare a questa Galleria la data e l’orario affinché la scrivente si possa attivare con proprio personale onde consentire suddetto accesso”. Tale ulteriore dichiarazione della predetta direzione contraddice quanto asserito attraverso gli organi di stampa e non avrebbe bisogno di essere commentata, in quanto appare evidente che il Museo del Papiro non è accessibile “in ogni momento” e “agevolmente” a quei visitatori che hanno difficoltà ad accedere all’esposizione museale attraverso l’uso delle scale principali (cioè visitatori con mobilità ridotta temporanea o permanente, cardiopatici, anziani, mamme con passeggini, donne in gravidanza, individui obesi, ecc.). Le dichiarazioni rilasciate dal Museo del Papiro sono sempre puntuali e documentate. È, invece, la direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo che “dimentica di precisare” che, solo dopo reiterate richieste del Museo del Papiro, nell’aprile scorso ha comunicato la sua disponibilità all’accesso ma a condizione che il Museo del Papiro comunicasse “alla Scrivente, con congruo anticipo, i giorni e gli orari in cui necessita l’accesso nei locali di pertinenza di questa Galleria”; vale a dire (e questo vale anche per l’ultima comunicazione del 27 gennaio scorso) che i visitatori con disabilità dovrebbero comunicare con congruo anticipo i giorni e gli orari in cui intendono fare la visita alla struttura museale per dar modo al Museo del Papiro di comunicare “con congruo anticipo i giorni e gli orari” alla Galleria.
Ed ancora, la stessa direzione dimentica anche di precisare che, solo a seguito dell’annunciata protesta delle associazioni per la tutela dei diritti dei disabili, ha consegnato nell’aprile scorso al Museo del Papiro la chiave di accesso ai locali per raggiungere l’ascensore, che è stato possibile utilizzare fino all’allestimento della mostra tenuta tra novembre e dicembre 2014 nei locali di pertinenza della Galleria.
Chiusa la mostra e richiusi i locali, il Museo del Papiro ha continuato a non poter utilizzare l’accesso all’ascensore in quanto non ha ricevuto alcuna comunicazione relativa alla rimozione delle opere e alla disabilitazione dei sistemi di allarme; in conseguenza di ciò e a seguito delle fuorvianti dichiarazioni apparse sulla stampa, in data 17 gennaio 2015 il Museo del Papiro ha informato la direzione della Galleria che dal 20 gennaio avrebbe proceduto all’accesso. Sono passati solo pochi giorni e il problema si ripropone, in quanto è stato nuovamente inserito il sistema d’allarme.
Va detto che la Galleria di Palazzo Bellomo ha proposto, in occasione della precedente mostra, la consegna del codice per disabilitare il sistema d’allarme. Il Museo del Papiro non ha, giustamente, accettato tale proposta, in quanto non poteva assumersi responsabilità per la salvaguardia di beni di competenza della Galleria, ed anche il Direttore Generale del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali ha ritenuto che non può, “come proposto dal Direttore della Galleria Bellomo, essere consegnato un codice personale di disabilitazione del sistema di allarme a soggetti estranei all’Amministrazione; proposta, infatti, non condivisa dal Direttore del Museo del Papiro”. Nell’occasione, il Museo del Papiro, che ha in concessione i locali compresi le vie di fuga e il transito ai disabili ricadenti sul patrimonio indisponibile, ha evidenziato che doveva essere cura della Galleria assicurare quanto richiesto dal Museo del Papiro, sia negli orari di apertura al pubblico del Museo sia durante lo svolgimento delle attività istituzionali dello stesso.
Il Museo del Papiro non ha lanciato “proclami sui media” per fini sotterranei ma solamente per garantire a tutti i visitatori, senza alcun limite temporale e nel rispetto delle leggi e degli atti di concessione, l’accesso alla struttura museale. Appare evidente che l’azione di impedire o limitare ai visitatori con disabilità l’accesso e la conseguente fruizione di una struttura museale o il godimento di servizi, prestazioni ed opportunità ordinariamente goduti da altri utenti è discriminante e vanifica anni di impegno sociale e di lotta per il riconoscimento dei diritti di uguaglianza dei cittadini. È sufficiente ricordare, in proposito, il decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 28 marzo 2008 contenente le “Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale”.
Detto ciò, vorrei che fosse chiaro a chiunque che il Museo del Papiro non ha chiesto nulla che non fosse nel suo diritto di chiedere e la Galleria di Palazzo Bellomo non ha offerto alcuna bonaria concessione al Museo del Papiro, in quanto, come indicato nell’atto di concessione dei locali, “La Regione Siciliana … dà in concessione all’Istituto Internazionale del Papiro in Siracusa, che accetta, l’immobile regionale sopra descritto comprese le vie di fuga e transito ai disabili, ricadente nel patrimonio indisponibile …”.. Il Museo del Papiro ha sempre ribadito la necessità di avere garantiti, per le proprie attività istituzionali, sia il transito per l’utenza che ha la necessità di utilizzare l’ascensore e le scale sia le vie di fuga per esigenze di sicurezza, come d’altronde convenuto ed assicurato in sede d’incontro con la Soprintendenza di Siracusa e l’Assessore regionale ai Beni Culturali per l’assegnazione dei locali e come convenuto a seguito del sopralluogo effettuato da parte della Soprintendenza di Siracusa, del Comando dei Vigili del Fuoco e della direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo.
Come più volte ribadito, al fine di garantire il transito ai visitatori con disabilità e per qualsiasi rischio per la pubblica incolumità che dovesse determinarsi a causa della mancata accessibilità alle vie di emergenza il Museo del Papiro si vedrà costretto ad adire le vie di tutela giurisdizionale dei propri diritti.

Con le sue dichiarazioni la Galleria di Palazzo Bellomo travisa consapevolmente la realtà dei fatti e tende a dare all’opinione pubblica informazioni che non corrispondono appieno alla realtà.
Sorprende che un ente regionale, qual è la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, si arroga l’autorità di dare dell’ “arrogante” al Museo del Papiro, che definisce anche “poco lungimirante”. Dico subito che la documentazione è già passata a chi di competenza per tutelare la dignità morale ed intellettuale del Museo.
L’ex convento di Sant’Agostino non è stato concesso ad un “privato”, come afferma la direzione della Galleria, ma ad un ente avente personalità giuridica, “orgogliosamente” privato, e ciò non ha costituito affatto un ostacolo per la Presidenza della Regione Siciliana nella concessione del sito; anzi, proprio grazie alla presentazione del progetto di restauro avente come unica destinazione la sede del Museo del Papiro con annessa scuola del papiro, il progetto è stato cofinanziato dalla Comunità europea ed è stato possibile recuperare un sito regionale che si trovava in stato di abbandono.
Mi pare fuorviante la dichiarazione della direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo relativa all’ex convento di Sant’Agostino, laddove si afferma che “esiste un luogo, sconosciuto ai più, che lentamente, grazie al lavoro di uno staff motivato ed appassionato, sta prendendo forma”. Come se altri non avessero fatto nulla prima di loro! Ma, loro cosa hanno fatto? Mi preme ricordare che l’ex convento di Sant’Agostino è un luogo già aperto al pubblico e conosciuto a tanti proprio grazie al Museo del Papiro, che vi ha trasferito la propria sede nel 2013 ed ha aperto al pubblico l’esposizione museale, ininterrottamente, sin dal marzo 2014, vantando già migliaia di visitatori paganti. La Galleria Regionale di Palazzo Bellomo dimentica di dire che, a circa due anni dalla consegna dei locali, ha reso fruibile solo una parte dei propri locali e solo in poche occasioni, più precisamente una mezza giornata per alcune conferenze, una mostra organizzata in collaborazione con un altro ente, aperta al pubblico per tre settimane, e la mostra in corso aperta dal 29 gennaio al 14 febbraio. Chiunque potrebbe raccogliere consensi proclamando programmi e attività che coinvolgono artisti, scuole, associazioni ed altro e che saranno svolti in quegli stessi spazi (laboratori, sala conferenze, sala per mostre ecc.) che nel progetto originario approvato e finanziato erano destinati al Museo del Papiro per svolgere le stesse attività. Oggi, a causa della mancanza di quegli spazi, il Museo del Papiro, si trova nelle condizioni di non poter realizzare tutte quelle attività programmate anche in collaborazione con istituzioni italiane e straniere, di grande interesse e richiamo non solo locale ma internazionale. Tra l’altro, abbiamo dovuto rinviare il convegno annuale di egittologia e papirologia che si sarebbe dovuto tenere nel dicembre 2014, la scuola estiva per giovani egittologi, i seminari di papirologia, i corsi sulle tecniche di restauro del papiro ed altro ancora, oltre alle mostre di reperti provenienti da vari musei. Per non parlare, poi, dei locali che dovrebbero essere adibiti a laboratori, anche questi destinati al Museo del Papiro nel progetto originario, ancora oggi non utilizzati. Pertanto, è il Museo del Papiro ad essere stato “scippato” di locali ed esiste un’ampia documentazione relativa a questa vicenda.
Piaccia o no, ogni discussione relativa all’ex convento di Sant’Agostino deve necessariamente partire da un punto fondamentale ed inequivocabile: il restauro dell’ex convento di Sant’Agostino è stato progettato e finanziato per divenire, nella sua interezza, sede del Museo del Papiro con annessa scuola di restauro del papiro. Mi chiedo cosa ha fatto la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo per il restauro dell’ex convento di sant’Agostino, quando Corrado Basile, fondatore del Museo, individuava nei primi anni novanta l’ex convento come nuova sede del Museo del Papiro, si batteva con tutta la sua energia e la sua tenacia affinché l’edificio fosse restaurato e tornasse nel suo pieno splendore (e mi riferisco ad ambedue i progetti di restauro), affrontava tutta quella serie di ostacoli ben conosciuti a tanti che hanno prodotto in lui tanta ingiustificata e immeritata sofferenza. E non vado oltre. Alla fine, quando la lunga storia del restauro dell’ex convento di Sant’Agostino volge al termine, ecco che appare la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, che mentre da un lato lascia inutilizzati, tranne nelle occasioni sopracitate, i locali assegnati (quei locali che nel progetto di restauro finanziato erano destinati al Museo del Papiro con annessa scuola del papiro), dall’altro ostacola la libera fruizione e la sicurezza del Museo del Papiro, nonostante le leggi e gli atti di concessione. È questa la motivazione che ha determinato la nostra richiesta di utilizzazione integrale dell’ex convento di Sant’Agostino.
La realtà dei fatti è quella appena esposta e demandiamo all’intelligenza di chi legge ogni valutazione.
Mi chiedo, chi non batterebbe i piedi (per usare le stesse espressioni adoperate dalla direzione della Galleria di Palazzo Bellomo) o, meglio, chi non cercherebbe il riconoscimento dei propri diritti, dopo aver dedicato decenni della propria vita per creare una istituzione di rilevanza internazionale, e la tutela dei diritti non negoziabili dei visitatori?
Ed ancora, riguardo all’ “arroganza” e alla “poca lungimiranza” attribuite arbitrariamente dalla direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo al Museo del Papiro, anche in questo caso si tenta di capovolgere la realtà. A mio avviso, usa un atteggiamento palesemente “arrogante” chi dà del “poco lungimirante” ad una istituzione, qual è il Museo del Papiro, che è stata invece ampiamente lungimirante, come dimostrano i numerosi rapporti di collaborazioni internazionali che hanno portato ai risultati che sono ben conosciuti e, soprattutto, la scelta dell’ex convento di Sant’Agostino quale nuova sede della struttura museale già nei primi anni novanta.
Il Museo del Papiro non ha mai agito per ostacolare o creare difficoltà ad alcuno e lo prova il fatto che, in occasione di un convegno, avevo ufficialmente auspicato e augurato una collaborazione piena e proficua con la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo ma questo mio auspicio non si è realizzato per i motivi che chiunque comprende. Per una migliore comprensione, tra i vari motivi potrei citare, come esempio, la richiesta della direzione della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo di “immediata rimozione” sia dell’insegna che il Museo del Papiro ha posto, nel pieno e legittimo diritto, all’esterno dell’ex convento di Sant’Agostino per l’individuazione della propria struttura museale, sia della targa (la cui installazione è obbligatoria) indicante il contributo dell’Unione Europea alla realizzazione dei lavori di restauro dell’edifico per sede del Museo del Papiro con annessa scuola del papiro. La targa è la palese testimonianza che l’ex convento di Sant’Agostino era stato destinato nella sua interezza a sede del Museo del Papiro e per tale destinazione sono stati approvati, finanziati e collaudati i lavori di restauro. Con la rimozione della targa si voleva forse cancellare o non rendere palesemente visibile ai visitatori tale testimonianza?
Anche riguardo alla dichiarata cura delle palme da parte della Galleria, non mi risulta che le palme “rischiavano di morire” e che sia stato effettuato alcun intervento. Il Museo del Papiro, dopo la consegna dell’immobile, ha fatto visionare le palme da un esperto, il quale ha assicurato che le piante si trovano in buono stato, non necessitano di alcun intervento curativo ma solo di normale pulitura delle foglie secche, che ancora oggi non è stata eseguita. Chiunque visiti la corte interna dell’ex convento può verificare quanto appena affermato.
Questa volta, si perdoni a me un’arroganza. Contrariamente a quanto qualcuno si augura, il Museo del Papiro non si arresta davanti agli ostacoli, forte delle sue ragioni e dei suoi diritti, e certamente non accetta condizioni di sudditanza. Fin quando ci saranno Corrado Basile e Anna Di Natale, il Museo del Papiro continuerà ad esistere. Noi saremo sempre presenti nella struttura museale che abbiamo creato e alla quale ci siamo dedicati con impegno, serietà e passione, affrontando anche difficoltà economiche; altri non so e non so per cosa saranno ricordati.

Siracusa, 30 gennaio 2015

Anna Di Natale
Direttore del Museo del Papiro “Corrado Basile”
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Museo del Papiro “Corrado Basile”
Istituto Internazionale del Papiro
ex convento di Sant’Agostino in Ortigia
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